BIOGRAFIA
 

Quando si considera la formula del tempo nei parametri di tutto ciò che concerne l’essere creativo, sia da artista, inventore, dispensatore d’idee, d’immagini, di sentimenti, di linguaggi, essa scade d’importanza poiché rientra nella forma dilatata dello spazio atemporale assumendo il comportamento propulsivo e palpitante dell’energia costituente la natura originaria dell’universo.

In pectore, Edoardo Puglisi serba il tempo a venire come esito del flusso inespresso e soffocato dalle pressioni sociali e convenzionali dov’egli n’è sempre stato partecipe per proiezione e sperimentazione, mai per convinzione e scelta.  Equilibrista nell’agonia di un iter coatto non destituito da eruzioni inventive di spicco, svaporizza nel clima entropico di oltre un ventennio fino allo strappo dal suo unico sostegno dinamico interiore, ovvero la scomparsa prematura del fratello Orazio, che lo conduce al capolinea di questo spettacolo anestetizzato dove si era assunto il ruolo di assenza-presente, automa da corridoio nell’attesa di diagnosi.

Inesorabile lo sprofondamento abissale presso la negazione d’identità e l’estrema solitudine, dunque la privazione nel pieno boom economico del momento storico, di sostentamento materiale oltre che affettivo.
Il tempo subito come implosione esistenziale senza l’incentivo morale del fratello, nel milieu d’autoritaria imposizione di una realtà concepita secondo schemi assolutamente non compatibili con quelli vitali della sua intimità dal respiro estensivo, le incomprensioni e prevaricazioni psicologiche di questo habitat ostile se non addirittura irrisorio e inquisitorio di fronte ogni sua espressione innovativa verso l’esperienza del sentimento, del gioco, del movimento, della scoperta, esploderà automatico dopo il black-out provocato dallo spontaneo processo di reazione: la totale inazione creativa degli anni ottanta.

L’allontanamento e l’annullamento, da cui il netto distacco dalla propria entità patrimoniale, lo immette nel siero vuoto dello sdoppiamento necessario al raggiungimento di quella molteplice visione e percezione di sé, l’unica a permettere il senso di rigenerazione di tempo e ricominciare quella coazione a ripetere che è “desiderio postumo dell’arte: la vita.”
Ad rem, sdoganato il respiro, riprende dalla Sicilia negli anni novanta, il ritmo sospeso.

Marie-Claire Delamichelle

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